La ghiandola pineale: non soltanto melatonina
- 19 lug
- Tempo di lettura: 7 min

(Di Patrizia Coffaro)
In regalo una frequenza binaurale per accompagnare il rilassamento serale
La ghiandola pineale è una struttura minuscola, grande più o meno quanto un piccolo chicco, situata profondamente nel cervello. Nonostante le sue dimensioni, svolge un ruolo importante nella regolazione del nostro tempo biologico.
Quando si parla di pineale, il discorso viene quasi sempre ridotto alla melatonina. In realtà sarebbe più corretto considerarla una sorta di interprete dell’alternanza tra luce e oscurità. Attraverso un complesso circuito che parte dagli occhi e coinvolge l’orologio biologico centrale, la pineale riceve informazioni sul momento della giornata e modifica la propria attività.
Con l’arrivo del buio la secrezione di melatonina tende ad aumentare; durante la notte raggiunge generalmente i livelli più elevati e diminuisce verso il mattino. La melatonina non è propriamente un sonnifero naturale: è soprattutto un messaggero temporale. Comunica all’organismo che è iniziata la fase biologica notturna e che alcune funzioni devono modificarsi per accompagnare il riposo e il recupero.
La melatonina non serve soltanto a dormire
Pensare alla melatonina esclusivamente come all’ormone del sonno è riduttivo. Il suo compito principale consiste nel contribuire alla sincronizzazione dei ritmi circadiani, cioè quelle oscillazioni che si ripetono approssimativamente ogni 24 ore.
Il ritmo circadiano non riguarda soltanto il momento in cui ci addormentiamo. Anche la temperatura corporea, la pressione arteriosa, la vigilanza, l’appetito, la digestione, il metabolismo e la secrezione di numerosi ormoni seguono variazioni quotidiane.
La melatonina partecipa inoltre ai sistemi antiossidanti dell’organismo ed è oggetto di studio per le sue relazioni con la risposta immunitaria, il metabolismo e i processi di protezione cellulare. Questo non significa che assumerne quantità elevate produca automaticamente tutti questi benefici: una sostanza fisiologica non funziona secondo la regola “più ne prendo, meglio è”. Conta il momento in cui viene prodotta o assunta, il dosaggio, la condizione individuale e, soprattutto, il ritmo complessivo nel quale viene inserita.
Melatonina integrata: cosa sostiene l’Ayurveda?
Quando l’organismo è ancora capace di produrre autonomamente melatonina sarebbe preferibile sostenere questa produzione naturale prima di ricorrere a un’integrazione esterna. Il principio di fondo è condivisibile: prima di cercare tutto in una compressa, dovremmo domandarci se stiamo fornendo al corpo le condizioni necessarie per svolgere il proprio lavoro.
La melatonina assunta dall’esterno può influenzare temporaneamente i segnali fisiologici, ma non è stato dimostrato che faccia “atrofizzare” o spenga definitivamente la pineale, costringendo necessariamente una persona ad assumere melatonina per tutta la vita. Negli studi clinici non sono generalmente emerse la dipendenza e la tipica sindrome da astinenza associate ad alcuni farmaci per dormire.
Questo non autorizza il fai da te. Anche la melatonina può causare effetti indesiderati, interagire con alcuni medicinali e non essere indicata in determinate condizioni. Inoltre, quantità maggiori non assicurano necessariamente un sonno migliore. Il momento dell’assunzione può essere persino più importante della dose, perché la melatonina agisce come informazione temporale.
Se una persona non dorme, occorre chiedersi perché. Lo stress è soltanto una delle possibilità. Il problema può dipendere da dolore, reflusso, apnee notturne, alterazioni tiroidee o ormonali, farmaci, menopausa, sindrome delle gambe senza riposo, ansia, depressione, problemi di glicemia o abitudini incompatibili con il nostro orologio biologico. In questi casi la melatonina potrebbe non intervenire sulla vera causa.
Abbiamo abolito la notte
Per migliaia di anni l’essere umano ha vissuto giornate luminose e notti realmente buie. Oggi trascorriamo molto tempo in ambienti chiusi durante il giorno e, la sera, illuminiamo la casa come se fosse ancora mezzogiorno.
Il nostro cervello, però, non legge l’orologio appeso alla parete: interpreta la luce. La luce serale, in particolare quando è intensa e ricca di lunghezze d’onda blu, può comunicare al sistema circadiano che il giorno non è ancora finito. Gli schermi contribuiscono al problema, ma concentrare tutta la colpa sul telefono è troppo semplice. Contano l’intensità, la distanza dagli occhi, la durata dell’esposizione e l’illuminazione dell’intera stanza.
Guardare per pochi minuti uno schermo con luminosità bassa non equivale necessariamente a trascorrere ore davanti a un monitor molto luminoso in una stanza illuminata a giorno. Il punto non è demonizzare la tecnologia, ma ricreare una transizione riconoscibile tra giorno e notte.
Nelle due ore precedenti il sonno possiamo abbassare gradualmente le luci, scegliere tonalità calde, ridurre il volume della televisione, interrompere le attività più stimolanti e limitare le discussioni che sappiamo già ci porteremo a letto. Anche la camera dovrebbe essere il più buia possibile. Se rimangono fonti luminose impossibili da eliminare, una mascherina può rappresentare una soluzione semplice.
Al mattino è altrettanto importante esporsi alla luce naturale. Il ritmo circadiano non si regola soltanto spegnendo la luce di sera, ma ricevendo una luce sufficientemente intensa nelle prime ore della giornata. La sera comincia, biologicamente, dal modo in cui abbiamo vissuto il mattino. Esporsi alla luce esterna, anche affacciata alla finestra per 10 minuti.
Il Kapha Kala e il momento in cui il corpo rallenta
Secondo l’Ayurveda, le diverse fasi della giornata sono caratterizzate dalla prevalenza dei tre dosha: Vata, Pitta e Kapha. La fascia serale compresa indicativamente tra le 18 e le 22 viene associata a Kapha, qualità legata a lentezza, stabilità, quiete e pesantezza.
È il momento in cui possiamo percepire una stanchezza naturale. Se la assecondiamo, il passaggio al sonno può risultare più semplice. Se invece la superiamo continuando a lavorare, mangiare, fare attività intensa o immergerci negli schermi, possiamo entrare nella successiva fase Pitta e avvertire una sorta di “secondo vento”: il corpo è stanco, ma la mente torna attiva.
Non occorre andare a letto alle otto di sera. Significa piuttosto utilizzare quelle ore per diminuire progressivamente gli stimoli e preparare il terreno al sonno, invece di pretendere di passare in pochi secondi da una giornata frenetica al sonno profondo.
La tradizione ayurvedica utilizza anche diverse piante per sostenere la calma e il riposo, tra cui Brahmi, Centella asiatica, Shankhapushpi, Ashwagandha, Jatamansi, Tagara, Amla, Shatavari, petali di rosa e liquirizia.
Non sono però una lista da assumere tutte insieme né rimedi adatti indistintamente a chiunque. La liquirizia può aumentare la pressione e favorire ritenzione; l’Ashwagandha richiede cautela in presenza di disturbi tiroidei, autoimmunità o particolari terapie; altre piante possono interagire con farmaci sedativi o non essere adatte durante gravidanza e allattamento. La scelta dovrebbe essere individuale e valutata con un professionista competente.
Perché ho creato questa frequenza
Ho preparato per i membri del sito un audio binaurale della durata di 10 minuti (puoi metterlo in ripetizione fino a riprodurre 30 minuti o un ora, a seconda del tuo tempo), dedicato alla ghiandola pineale e pensato per accompagnare il rilassamento serale.
La traccia utilizza una frequenza di base di 963 Hz, con componenti di 7,83 e 8 Hz distribuite separatamente nei canali destro e sinistro. In sottofondo ho scelto il suono dell’acqua di un lago, più morbido e naturale, affinché l’ascolto non venga percepito come un esercizio tecnico.
Intorno ai 963 Hz circolano molte interpretazioni spirituali e viene spesso utilizzata l’espressione “frequenza della pineale”. Questo appartiene al linguaggio simbolico e alle moderne pratiche sonore, non a una dimostrazione scientifica secondo cui 963 Hz possano attivare, decalcificare o guarire la ghiandola.
Ho scelto quindi di utilizzare questa frequenza all’interno di un’esperienza di rilassamento. Il valore dell’ascolto può risiedere nel rituale, nella riduzione degli stimoli, nella respirazione più lenta, nella focalizzazione dell’attenzione e nel tempo che finalmente concediamo al nostro sistema nervoso per uscire dalla vigilanza continua.
La componente vicina agli 8 Hz rientra nell’area comunemente associata al passaggio tra alfa e theta: condizioni che possono accompagnare rilassamento, immaginazione, meditazione e riduzione dell’attenzione rivolta all’esterno. Non significa che ogni cervello verrà automaticamente condotto a quella precisa frequenza. Le risposte sono individuali e dipendono anche dallo stato emotivo, dall’ambiente e dalla qualità dell’ascolto.
Quali benefici può offrire l’ascolto?
Questa frequenza non produce direttamente melatonina e non rappresenta un trattamento per l’insonnia. Può però essere utilizzata per favorire uno stato compatibile con la preparazione al sonno.
L’ascolto può aiutare a interrompere il flusso dei pensieri, ridurre la quantità di stimoli esterni, riportare l’attenzione al corpo, rendere più lenta e regolare la respirazione e facilitare una condizione meditativa.
Alcune persone potrebbero avvertire distensione muscolare, maggiore quiete, sonnolenza oppure immagini mentali più vivide; altre potrebbero percepire semplicemente il piacere dell’acqua e di dieci minuti senza richieste.
Il beneficio più importante potrebbe derivare dalla ripetizione. Se ascoltiamo la traccia ogni sera nelle stesse condizioni, il cervello può imparare ad associarla alla conclusione della giornata. È lo stesso principio per cui un profumo, una musica o un gesto abituale possono richiamare rapidamente uno stato emotivo.
Non dobbiamo inseguire sensazioni straordinarie. L’obiettivo non è vedere luci, vivere esperienze mistiche o “sentire” la pineale. Se dopo l’ascolto siamo semplicemente più tranquilli, meno dispersi e maggiormente disponibili al riposo, la traccia ha già svolto la sua funzione.
Come ascoltarla correttamente
Poiché si tratta di un audio binaurale, occorrono cuffie o auricolari stereo: i due canali devono raggiungere separatamente l’orecchio destro e quello sinistro (guardate se nelle cuffie c'è scritto L e R, L= Left/sinistro e R= Right/destro) Con l’altoparlante del telefono l’effetto binaurale viene in gran parte perso, anche se il suono dell’acqua può rimanere rilassante.
Ascoltatela preferibilmente la sera, dopo aver abbassato le luci e terminato le attività principali. Sedetevi o sdraiatevi comodamente, chiudete gli occhi e mantenete il volume basso o moderato. Un volume elevato non aumenta l’effetto e rischia soltanto di affaticare l’udito.
Durante l’ascolto non dovete fare nulla di speciale. I 10 minuti rappresentano il tempo minimo consigliato, ma per favorire un rilassamento più profondo è preferibile proseguire per circa 30 minuti. Potete quindi attivare la riproduzione continua e, se lo desiderate e l’ascolto risulta piacevole, arrivare gradualmente fino a un’ora.
Lasciate che il respiro rallenti spontaneamente. Se arrivano dei pensieri, non cercate di combatterli: osservateli, lasciateli passare e riportate gentilmente l’attenzione al suono dell’acqua. Mantenete sempre un volume basso e confortevole e interrompete l’ascolto in caso di fastidio.
Potete ascoltarla una volta al giorno. Se vi provoca mal di testa, agitazione, nausea, vertigini o fastidio, interrompete. Non utilizzatela mentre guidate, lavorate con macchinari o svolgete attività che richiedono attenzione. Chi soffre di epilessia, disturbi neurologici importanti o porta dispositivi medici dovrebbe chiedere consiglio al proprio curante prima di utilizzare stimolazioni sonore ritmiche.
La frequenza non sostituisce una valutazione medica, una terapia prescritta o l’indagine delle cause di un’insonnia persistente.
Usatela come un piccolo appuntamento con voi stessi. Spegnete le luci inutili, mettete da parte il telefono, indossate le cuffie e concedete al corpo dieci minuti nei quali non deve risolvere, controllare o produrre nulla.
A volte non dobbiamo costringere il sonno ad arrivare. Dobbiamo semplicemente smettere di inviargli il messaggio che è ancora giorno.
Clicca il tasto sotto e scarica la frequenza, puoi trovarla ne file del download del telefono, tablet o PC.
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Grazie Patrizia, ho scaricato la frequenza, mi sarà molto utile🙏❤️
Grazie Patrizia per la frequenza 🥰🤩.. è fantastica
Grazie Patrizia per la frequenza. Volevo solo dirti che pensavo la liquirizia fosse stimolante, almeno nel mio caso è così. E non può essere per la pressione, perché ce l'ho bassa.
Grazie Patrizia, ho scaricato la tua frequenza! 🫂 ❤️
Io sono entrata qui Patrizia, ma sono imbranata con la tecnologia (perché l'ho sempre rifiutata), chissà se ho fatto giusto o ho combinato qualche cosa? 🤷🏻 È qui che intendevi chi voleva entrare, su facebook?