La mano non mente
- Patrizia Coffaro

- 4 giorni fa
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(Di Patrizia Coffaro)
Nel lavoro olistico serio la mano non viene mai considerata un semplice strumento di contatto. Non è una superficie neutra o un dettaglio secondario del corpo. La mano è una mappa viva, un’interfaccia sofisticata tra il sistema nervoso e il resto dell’organismo, un luogo dove il corpo registra ciò che vive, ciò che trattiene e ciò che non riesce più a compensare.
Nelle tradizioni di riflessologia, nella medicina orientale e in molte pratiche terapeutiche integrate, il palmo è da sempre osservato come un riflesso del corpo intero. Ma qui è importante chiarire subito un punto fondamentale, perché è proprio da qui che nascono molti equivoci. Le immagini più diffuse mostrano nella mano cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco, intestino, colonna vertebrale e sistema cardiovascolare. Quelle mappe non sono sbagliate, ma sono semplificate. Servono a spiegare un concetto, non a descrivere tutta la complessità del sistema.
La verità è che nella mano non troviamo solo gli organi principali, ma una rappresentazione riflessa di quasi tutti i sistemi del corpo, esattamente come nel piede, con una differenza sostanziale, la mano parla molto più il linguaggio della regolazione che quello della struttura.
La mano non è una mappa anatomica... è una mappa funzionale. Questo significa che nella mano non leggiamo solo il fegato come organo, ma il fegato come funzione metabolica, come capacità di detossificazione, come asse energetico e neuro-ormonale. Non leggiamo solo l’intestino come tubo digerente, ma come sistema immunitario, come barriera, come centro di comunicazione con il cervello. Non leggiamo solo il cuore come pompa, ma come organo profondamente influenzato dal sistema nervoso autonomo e dallo stato emotivo.
Ed è qui che entra in gioco un altro aspetto spesso trascurato: le due mani non raccontano la stessa cosa. Destra e sinistra riflettono gli stessi sistemi, ma da due prospettive diverse. La mano destra parla prevalentemente della funzione fisica, dell’uso, del fare, dello sforzo nel mondo esterno. È la mano che racconta come il corpo lavora, come sostiene il carico, come compensa sul piano muscolare, strutturale e funzionale. Quando una zona riflessa sulla mano destra è dura, dolente o poco elastica, spesso il messaggio riguarda un sovraccarico reale, un adattamento forzato, un fare troppo che il corpo sta portando avanti da tempo.
La mano sinistra, invece, è la mano della regolazione interna. Qui il linguaggio cambia completamente, la mano sinistra parla di sistema nervoso autonomo, di stress cronico, di emozioni trattenute, di allerta costante. È la mano che racconta se il corpo riesce ancora a spegnere il sistema simpatico o se vive stabilmente in modalità sopravvivenza. Una sensibilità marcata sulla mano sinistra non indica quasi mai un problema meccanico, ma una difficoltà di autoregolazione.
Questo è il motivo per cui limitarsi a dire che nella mano troviamo cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco e intestino è riduttivo. Nella mano troviamo anche il sistema nervoso centrale e autonomo, il sistema endocrino, il sistema linfatico, l’asse immunitario, la regolazione ormonale, la risposta allo stress, la capacità di recupero. Troviamo reni e surreni non solo come organi, ma come regolatori dei liquidi, dell’energia e della risposta adattativa. Troviamo tiroide e ipofisi come centri di comando, non come semplici ghiandole.
La mano è straordinariamente utile proprio nei quadri in cui la medicina tradizionale spesso fatica a inquadrare il problema, stanchezza cronica, ipersensibilità, disturbi funzionali, infiammazione di basso grado, sintomi vaghi ma persistenti, persone che hanno tutto a posto negli esami ma non stanno bene. Perché la mano intercetta la disregolazione prima che diventi patologia conclamata.
Quando il corpo è sotto stress prolungato, quando il sistema nervoso non trova più una vera fase di riposo, quando l’organismo vive in uno stato di adattamento forzato, questo si riflette chiaramente nel palmo. Il tessuto cambia, la sensibilità aumenta, alcune zone diventano reattive. Non perché ci sia una diagnosi, ma perché l’equilibrio si è spostato.
E qui è fondamentale essere chiari e onesti: la riflessologia non fa diagnosi e non sostituisce la medicina. Chi promette il contrario sta banalizzando una disciplina complessa. La riflessologia, quando è praticata con competenza, è uno strumento di lettura e di supporto. Permette di osservare lo stato del sistema in quel momento, di capire dove l’organismo sta perdendo regolazione, di accompagnare il corpo verso una risposta parasimpatica più funzionale.
La stimolazione delle mani non cura un organo. Modula il sistema nervoso, favorisce il rilassamento, migliora la comunicazione interna, sostiene i meccanismi di autoregolazione. La mano è potentissima perché è densamente innervata. Parlare alla mano significa parlare al cervello e parlare al cervello significa influenzare tutto il corpo.
La vera terapia non è cercare il punto giusto come se fosse un interruttore. È leggere il sistema, rispettarne i tempi, capire se il corpo sta chiedendo intervento o semplicemente ascolto. La mano, in questo senso, è una porta sottile ma estremamente eloquente. Racconta ciò che viviamo, ciò che tratteniamo e ciò che non siamo riusciti ancora a integrare.
La riflessologia autentica non lavora per organi isolati. Lavora per connessioni, per assi, per sistemi che dialogano continuamente tra loro... ed è per questo che una buona lettura delle mani non parte mai dalla domanda che organo hai, ma da una domanda molto più profonda... dove il sistema sta perdendo equilibrio.
XO - Patrizia Coffaro




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