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Autoimmunità: il corpo non è impazzito


(Di Patrizia Coffaro)


Quando parliamo di autoimmunità, dobbiamo prima di tutto avere il coraggio di dire una verità basilare, il corpo non si sta ribellando a se stesso. Il corpo non è impazzito, il corpo non ha sbagliato bersaglio. Quella che chiamiamo autoimmunità è una risposta estrema, coerente, disperata di un sistema che da troppo tempo vive sotto minaccia. La narrazione per cui il sistema immunitario attacca il corpo è comoda, rapida, rassicurante per chi non vuole andare a fondo. Ma è biologicamente povera e clinicamente sterile. Il sistema immunitario non nasce per distruggere, nasce per proteggere e quando inizia a colpire tessuti, organi, ghiandole, articolazioni, lo fa perché ha perso la capacità di distinguere il pericolo reale da quello presunto e questa confusione non nasce dal nulla.


L’autoimmunità è il punto di arrivo di un processo lungo, cumulativo, fatto di carichi ripetuti, spesso silenziosi, che tengono il corpo in uno stato di allerta cronica. È l’espressione finale di un organismo che vive da anni in modalità emergenza. Per capirla davvero dobbiamo uscire dalla logica del sintomo e entrare nella logica del pericolo percepito. A livello cellulare questo stato ha un nome preciso... risposta cellulare al pericolo. Significa che le cellule, quando percepiscono una minaccia che supera la loro capacità di adattamento, cambiano assetto. I mitocondri, che non sono solo centrali energetiche ma veri sensori ambientali, smettono di produrre energia in modo efficiente e passano in modalità difensiva. È un meccanismo antico, evolutivo, che serve a sopravvivere. Ma se la minaccia non viene rimossa, se lo stress continua, se l’ambiente resta ostile, quella risposta non si spegne più e un corpo che non riesce a uscire dall’allerta non può guarire.


Una delle prime aree in cui questo stato si manifesta è l’intestino. Non perché vada di moda parlarne, ma perché è un crocevia immunitario fondamentale. L’intestino è una barriera, un filtro, un organo di comunicazione continua tra ambiente esterno e mondo interno. Quando questa barriera perde integrità, quando diventa permeabile, frammenti di cibo non digerito, tossine, metaboliti batterici entrano nel circolo sanguigno. Il sistema immunitario li riconosce come estranei e fa quello che deve fare, reagisce. Il problema non è la reazione, il problema è la ripetizione. Ogni giorno, più volte al giorno, lo stesso stimolo infiammatorio. A lungo andare il sistema perde precisione, entra in uno stato di iperattivazione cronica e comincia a confondere. È qui che nasce la mimica molecolare, alcune proteine alimentari, come il glutine o la caseina, assomigliano strutturalmente a componenti dei nostri tessuti. Il sistema immunitario, già stanco e sovraccarico, inizia a colpire anche ciò che gli somiglia, non per errore, ma per esaurimento.


A rendere tutto più complesso c’è spesso una produzione inadeguata di acido gastrico. Senza un’adeguata acidità gastrica il cibo non viene digerito correttamente, i patogeni non vengono neutralizzati, le proteine arrivano nell’intestino in forma sbagliata. Questo non è un dettaglio è un amplificatore potente di disbiosi, permeabilità intestinale e infiammazione sistemica. E no, non riguarda solo l’età avanzata. Riguarda lo stress cronico, il cortisolo alto, i ritmi sballati, le diete restrittive protratte, l’uso cronico di farmaci che alterano la fisiologia digestiva.


Poi c’è il capitolo delle tossine, che molti preferiscono minimizzare perché obbliga a guardare in faccia il mondo in cui viviamo. Pesticidi, erbicidi, plastificanti, metalli pesanti, solventi, interferenti endocrini, muffe. Il corpo ha sistemi di detossificazione straordinari, ma non infiniti. Quando il carico tossico supera la capacità di smaltimento, le tossine si accumulano nei tessuti, disturbano la comunicazione cellulare, irritano il sistema immunitario, alterano il microbiota, infiammano il sistema nervoso. Le micotossine prodotte dalle muffe, in particolare, sono in grado di mantenere il corpo in uno stato infiammatorio persistente e di alterare profondamente la regolazione immunitaria. Non è un caso se tante persone con autoimmunità non migliorano finché questa variabile non viene riconosciuta e affrontata.


Un altro asse fondamentale è il metabolismo glicemico. Picchi e crolli di zuccheri nel sangue, insulino-resistenza, alimentazione infiammatoria mantengono il corpo in uno stato biochimico incompatibile con la riparazione. L’infiammazione cronica ama l’instabilità metabolica. E l’autoimmunità prospera su un terreno in cui il corpo è costantemente costretto a tamponare emergenze energetiche. Non è una questione di forza di volontà... è fisiologia.


Ma fin qui siamo ancora nel corpo chimico. Manca un pezzo enorme, spesso ignorato o trattato superficialmente... il sistema nervoso. Uno stato di stress cronico, soprattutto se iniziato precocemente nella vita, programma il cervello a percepire il mondo come non sicuro. Un sistema nervoso in allerta continua comanda tutto il resto. Ormoni, intestino, immunità, sonno, rigenerazione. Se il cervello percepisce pericolo, il corpo resta in modalità sopravvivenza e in modalità sopravvivenza non si guarisce. Non perché manchino integratori o protocolli, ma perché il segnale di sicurezza non arriva mai. Traumi grandi e piccoli, spesso normalizzati, spesso non riconosciuti, mantengono il corpo in uno stato di difesa silenziosa ma costante.


A questo si aggiunge la rottura dei ritmi biologici. Dormire male, vivere sotto luce artificiale, non vedere il sole, invertire i cicli luce-buio altera profondamente la fisiologia. La melatonina non è solo l’ormone del sonno. È una molecola chiave per la funzione mitocondriale e per il controllo dell’infiammazione. Senza un ritmo circadiano stabile il corpo perde il senso del tempo e un corpo senza tempo perde la capacità di riparare.


Le infezioni croniche sono un altro tassello spesso sottovalutato. Virus latenti, batteri intestinali, parassiti, infezioni dentali, disbiosi persistenti mantengono il sistema immunitario impegnato in una guerra a bassa intensità continua. Non c’è mai una vera vittoria, ma nemmeno una resa, solo consumo e un sistema immunitario consumato diventa reattivo, impreciso, infiammato.


Infine, le carenze nutrizionali. Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, selenio, omega-3. Non sono dettagli da foglietto illustrativo, sono cofattori fondamentali per la regolazione immunitaria. Senza di loro il sistema perde finezza, perde tolleranza, perde equilibrio e quando manca l’equilibrio, la risposta diventa eccessiva.


Vedi ora perché l’autoimmunità non può essere ridotta a una diagnosi? È un linguaggio. È il modo in cui il corpo dice che il carico è diventato troppo. La vera domanda non è come silenziare il sintomo, ma come ridurre il carico totale, come riportare sicurezza al sistema nervoso, togliere tossine, riparare l’intestino, ristabilire i ritmi biologici, nutrire davvero le cellule e come permettere al corpo di uscire dalla guerra.


Quando questo accade, l’infiammazione può finalmente scendere e il sistema immunitario, che non è mai stato il nemico, può tornare a fare il suo lavoro, ovvero, proteggere, non distruggere.

Questo è il cambio di paradigma, non è rapido, non è comodo, ma è l’unico che ha senso se parliamo davvero di guarigione.


XO - Patrizia Coffaro

Se leggendo fin qui hai sentito che qualcosa risuonava, sappi che non è un caso. Quando il corpo parla attraverso l’infiammazione cronica o l’autoimmunità, non sta chiedendo di essere zittito. Sta chiedendo di essere capito. E capirlo significa andare oltre il sintomo, oltre la diagnosi, oltre la lista di cose da togliere o da prendere.


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