La malattia non nasce dall'intestino... nasce molto prima
- Patrizia Coffaro

- 3 giorni fa
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(Di Patrizia Coffaro)
Negli ultimi anni si sente ripetere ovunque una frase che ormai è diventata quasi uno sIogan, tutte le malattie iniziano nell’intestino. La si legge nei libri, nei post, nei protocolli nutrizionali, nelle conferenze.. è diventata una sorta di verità assoluta. Eppure ogni volta che la sento ripetere mi viene da pensare che qualcosa non torni, non perché l’intestino non sia importante, anzi. L’intestino è uno degli organi più straordinari che abbiamo, dentro quell’organo c’è una parte enorme del nostro sistema immunitario, c’è un microbiota che dialoga continuamente con il cervello, si producono neurotrasmettitori che influenzano l’umore, si regolano processi infiammatori che coinvolgono tutto l’organismo. Insomma, nessuno può negare che l’intestino sia centrale per la salute... ma dire che l’intestino è la causa principale delle malattie croniche è una semplificazione enorme, ed è proprio qui che nasce l’equivoco.
Molto spesso l’intestino non è la causa iniziale del problema, è piuttosto uno dei luoghi dove il problema si manifesta. È come quando sul cruscotto dell’auto si accende una spia, la spia non è il guasto del motore, è il segnale che qualcosa sta accadendo altrove e il corpo umano funziona in modo molto simile. Quando vediamo un intestino infiammato, una disbiosi, una permeabilità intestinale, dobbiamo sempre chiederci cosa è successo prima, quali processi hanno portato a quella situazione. Perché quasi sempre esiste una catena di eventi che parte molto più a monte.
Negli ultimi vent’anni la (vera) medicina funzionale ha fatto un lavoro importante nel riportare l’attenzione sull’intestino. Per decenni è stato trascurato e ridotto a un semplice tubo digestivo, mentre oggi sappiamo che è un organo complesso che dialoga continuamente con il sistema nervoso, con il sistema immunitario e con l’ambiente. Il problema nasce quando questa riscoperta diventa una nuova forma di riduzionismo. Prima si ignorava l’intestino, ora si rischia di attribuirgli tutto... ma la biologia umana è molto più complessa di così.
Se osserviamo veramente come funziona il corpo, vediamo che la catena degli eventi è molto più articolata. Il cervello percepisce qualcosa, il sistema nervoso reagisce, il sistema autonomo cambia il suo equilibrio, il nervo vago modifica il tono delle funzioni viscerali e a quel punto anche l’intestino cambia il suo funzionamento. In altre parole, spesso non è l’intestino che crea il problema... è il sistema di regolazione che sta sopra l’intestino ad aver cambiato il suo modo di funzionare.
Dentro di noi esiste una parte del cervello che non ragiona come la mente cosciente, è una parte molto più antica, un sistema automatico che ha un unico scopo... garantire la sopravvivenza. Questa parte del cervello non analizza la realtà come facciamo noi quando riflettiamo su una situazione. Non valuta se qualcosa sia giusto o sbagliato, se ci faccia arrabbiare o ci renda felici. Valuta tutto in termini molto più semplici e diretti, sicurezza o pericolo. Quando percepisce qualcosa che interpreta come una minaccia, attiva immediatamente dei programmi biologici di adattamento.
Questi programmi coinvolgono il sistema nervoso, gli ormoni, il sistema immunitario e anche gli organi. Il corpo entra in una modalità di risposta che ha lo scopo di gestire quella situazione. Il problema nasce quando quella condizione di allarme dura troppo a lungo. Il sistema nervoso rimane in uno stato di attivazione cronica e questo cambia profondamente il funzionamento dell’organismo. A quel punto iniziano ad apparire i sintomi che chiamiamo malattie croniche.
L’intestino è uno degli organi che risentono di più di questi cambiamenti perché è strettamente collegato al sistema nervoso, non a caso si parla di asse cervello-intestino. Se il sistema nervoso vive per lungo tempo in uno stato di allerta, la digestione cambia, la motilità intestinale cambia, le secrezioni digestive cambiano. Il microbiota, che è estremamente sensibile all’ambiente interno, cambia a sua volta. Ecco che compaiono disbiosi, fermentazioni, infiammazione della mucosa, permeabilità intestinale. Ma a quel punto bisogna fermarsi un attimo e fare una domanda semplice: davvero tutto è iniziato lì? Oppure l’intestino è semplicemente uno dei primi organi a manifestare un cambiamento che è partito altrove?
Pensiamo al nervo vago, che negli ultimi anni è diventato un tema molto discusso. Il nervo vago è una vera e propria autostrada di comunicazione tra cervello e organi interni. Attraverso di lui il cervello regola la digestione, la frequenza cardiaca, l’infiammazione e moltissime altre funzioni. Quando il tono vagale è equilibrato, il corpo è in modalità di sicurezza. La digestione funziona, il sistema immunitario lavora con precisione e l’infiammazione resta sotto controllo. Quando invece il sistema nervoso percepisce continuamente segnali di pericolo, il tono vagale cambia e tutto l’equilibrio fisiologico si modifica.
In quella situazione l’intestino non lavora più come dovrebbe, il movimento intestinale può rallentare o accelerare, gli enzimi digestivi possono diminuire, la barriera intestinale può diventare più permeabile e il microbiota può alterarsi. A quel punto si parla di disbiosi o di intestino permeabile. Ma in realtà quello che stiamo osservando è l’effetto finale di un cambiamento che ha coinvolto il sistema di regolazione del corpo.
Una delle cose più interessanti che emergono studiando la biologia è che il corpo raramente fa qualcosa a caso. Molte delle reazioni che interpretiamo come malattia sono in realtà tentativi di adattamento. Il corpo cerca continuamente di trovare un equilibrio tra le richieste dell’ambiente e la propria stabilità interna.
Quando percepisce un conflitto o una situazione che mette sotto pressione il sistema di sopravvivenza, attiva delle risposte biologiche per affrontarla. Se la situazione si risolve, anche la risposta biologica si spegne... se invece il conflitto rimane attivo per molto tempo, il corpo resta bloccato in quella risposta e i sintomi diventano cronici. È qui che diventa interessante osservare il linguaggio degli organi. Ogni organo ha una sensibilità particolare e reagisce a specifiche condizioni biologiche. L’intestino, per esempio, è estremamente sensibile alle situazioni che il cervello percepisce come difficili da elaborare o da digerire. Non è un caso che nel linguaggio comune esistano espressioni come “non riesco a digerire questa situazione” oppure “mi fa venire il voltastomaco”. Non sono solo modi di dire. Descrivono qualcosa che accade realmente nella fisiologia del corpo.
Quando il cervello automatico interpreta una situazione come irrisolvibile o minacciosa, può attivare programmi biologici che coinvolgono proprio l’apparato digerente. Questo non significa che ogni malattia abbia una causa emotiva o psicologica, come spesso viene banalizzato. Significa piuttosto che il sistema nervoso, il sistema immunitario e gli organi lavorano insieme in modo molto più integrato di quanto siamo stati abituati a pensare. Ed è proprio per questo che ridurre tutto all’intestino rischia di farci perdere la visione d’insieme. L’alimentazione è importante, certo, il microbiota è fondamentale, senza dubbio... ma la salute non nasce solo da ciò che mangiamo, nasce dall’interazione tra sistema nervoso, ambiente, esperienze, biologia cellulare e regolazione immunitaria.
Quando si osserva una malattia cronica, la domanda più interessante non è soltanto quale integratore prendere o quale dieta seguire. La domanda più interessante è capire quale processo biologico abbia portato il corpo a quella condizione. Cosa sta cercando di fare il corpo? A quale situazione sta cercando di adattarsi? Questo non significa ignorare l’intestino, ma smettere di considerarlo il punto di partenza di tutto. L’intestino è uno dei nodi centrali della rete biologica, ma la rete è molto più ampia. C’è il cervello che percepisce l’ambiente, c’è il sistema nervoso autonomo che regola gli organi, c’è il sistema immunitario che interpreta i segnali di pericolo, c’è la storia personale di ogni individuo che modella la risposta biologica.
Quando si comincia a guardare alla salute in questo modo, molte cose cambiano. I sintomi non sono più solo qualcosa da eliminare il più velocemente possibile. Diventano messaggi che raccontano cosa sta accadendo dentro l’organismo. Non sempre è facile interpretarli, ma spesso contengono informazioni preziose su come il corpo sta cercando di mantenere l’equilibrio. Negli ultimi decenni la medicina ha fatto passi enormi nello studio della biochimica, del microbiota e dell’immunologia. Oggi però stiamo iniziando a capire che queste dimensioni non funzionano isolate, sono parte di un sistema più grande, in cui cervello, organi e ambiente dialogano continuamente e forse la vera rivoluzione nella comprensione della salute non sarà scoprire un nuovo integratore o una nuova dieta miracolosa. Sarà imparare a osservare il corpo come un sistema intelligente che cerca costantemente di adattarsi alla vita.
Quando qualcosa si rompe, spesso non è perché il corpo ha fallito... è perché sta tentando di risolvere una situazione che noi non abbiamo ancora imparato a vedere con chiarezza. Se iniziamo a guardare la salute con questa prospettiva, anche l’intestino trova il suo posto reale nella storia, non come origine di tutte le malattie, ma come uno degli organi che più rapidamente riflette ciò che accade nei livelli più profondi della regolazione biologica e quando impariamo ad ascoltare seriamente quel linguaggio, il corpo smette di sembrare un nemico da combattere e diventa qualcosa di molto diverso... un sistema straordinario che, anche attraverso i sintomi, continua a cercare la strada dell’equilibrio.
XO - Patrizia Coffaro




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