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Il fegato grasso non è una malattia del fegato

(Di Patrizia Coffaro)


C’è una convinzione dura a morire, che il fegato grasso sia una questione epatica. Come se il problema fosse lì, confinato sotto le costole, e bastasse dargli una ripulita ogni tanto. La steatosi epatica è l’espressione visibile di una disfunzione metabolica profonda, che coinvolge intestino, sistema immunitario, ormoni, mitocondri, sistema nervoso e ambiente.


Il fegato, in questa storia, non è il colpevole. È il contenitore finale di ciò che il corpo non riesce più a gestire. Un quarto della popolazione mondiale ha fegato grasso. Un numero enorme. E la maggior parte di queste persone sta bene. Nessun dolore, nessun sintomo eclatante. Esami quasi normali.

Poi, lentamente, in silenzio, il tessuto epatico inizia a cambiare. Prima grasso, poi infiammazione, poi fibrosi. E quando la fibrosi diventa visibile, il tempo per tornare indietro si è già ridotto.


Il problema non è che il fegato grasso sia difficile da trattare. Il problema è che viene trattato tardi e nel modo sbagliato. Curare il fegato da solo é come asciugare l'acqua senza chiudere il rubinetto. Dieta ipocalorica, qualche integratore epatico. Farmaci che migliorano i parametri ma non il terreno biologico. Funziona? A volte sì. Guarisce? Quasi mai. Perché si sta intervenendo sul risultato finale, non sui meccanismi che lo generano.


Il fegato accumula grasso quando il metabolismo è in overflow. Quando arrivano più segnali, più nutrienti, più tossine, più stimoli infiammatori di quanti il sistema riesca a processare. E qui arriviamo al punto che quasi nessuno affronta realmente.


La steatosi non ha una causa, ne ha molte e agiscono insieme. Non esiste “il” fattore scatenante. Esiste una convergenza di disfunzioni, spesso silenziose, che si alimentano a vicenda. Eccone alcune, quelle piú frequenti.


1. Insulino-resistenza: anche senza diabete. Puoi avere glicemia normale e fegato grasso avanzato. Quando le cellule non rispondono più bene all’insulina, il fegato diventa un deposito forzato di grassi. Non per eccesso calorico, ma per incapacità di smaltimento.

2. Disfunzione mitocondriale: Il fegato è una centrale energetica. Se i mitocondri sono lenti, infiammati o danneggiati da tossine, farmaci, stress ossidativo o carenze nutrizionali, i grassi non vengono ossidati. Si accumulano.

3. Infiammazione cronica a bassa intensità: Non quella che fa febbre. Quella che altera i segnali cellulari giorno dopo giorno. Il fegato infiammato cambia metabolismo, produce meno bile funzionale, gestisce peggio glucosio e lipidi.

4. Intestino permeabile e disbiosi:Qui si gioca una partita enorme. Endotossine batteriche che arrivano al fegato attraverso la vena porta, attivando cellule immunitarie epatiche e mantenendo uno stato infiammatorio costante. Il fegato grasso spesso nasce nell’intestino, non nel piatto.

5. Sovraccarico tossico ambientale: Solventi, pesticidi, plastiche, metalli, farmaci, cosmetici, inquinanti domestici. Il fegato è il principale organo di detossificazione. Quando il carico supera la capacità, il grasso diventa una strategia di difesa, un modo per sequ3strare sostanze lipofile.

6. Squilibri ormonali e segnale dello stress: Cortisolo alto, ritmi circadiani sballati, sonno frammentato. Il fegato lavora in sincronia con l’orologio biologico. Quando il sistema nervoso è in allerta cronica, il metabolismo epatico cambia direzione... accumula invece di rigenerare.

7. Carenze nutrizionali funzionali: Qui non si parla di fame. Si parla di mancanza di quei cofattori che permettono al fegato di lavorare seriamente. Per bruciare i grassi servono vitamine del gruppo B, magnesio, carnitina. Se mancano, il grasso entra nel fegato ma non viene ossidato. Per smaltire correttamente lipidi, ormoni e tossine servono colina, betaina, folati attivi, B12. Se la metilazione rallenta, il fegato accumula. Per produrre una bile fluida ed efficace servono fosfatidilcolina, taurina, glicina e zinco. Senza bile che scorre, il grasso resta fermo. E per difendersi dallo stress ossidativo servono glutatione, selenio e zinco. Se questa protezione manca, il fegato si spegne a metà.

In assenza di questi mattoni, il fegato non è pigro né malato. È semplicemente costretto a lavorare con il freno tirato.


Il fegato è resiliente, non manda segnali subito. Si adatta, compensa, regge. Le transaminasi possono essere normali, l’ecografia può sottostimare, la persona può sentirsi solo un po’ stanca, gonfia, con difficoltà a dimagrire o con digestione lenta. Ma sotto la superficie, la struttura del tessuto sta cambiando. E quando compare la fibrosi, non è un evento improvviso. È il risultato di anni di adattamenti metabolici forzati.


Perché le strategie standard falliscono nel lungo periodo? Perché si concentrano su un solo asse... peso, calorie, farmaco. Ma il fegato grasso non è una malattia di peso, è una malattia di segnale. Di informazione cellulare distorta. Puoi dimagrire e avere ancora steatosi. Puoi migliorare i numeri e peggiorare la qualità del tessuto. La vera inversione avviene quando si ripristina la comunicazione metabolica, non quando si forza il corpo a obbedire. Cosa serve per invertite la rotta Non scorciatoie, non pulizie miracolose. Ma un lavoro sistemico, progressivo, intelligente. Serve:


- Ridare flessibilità metabolica

- Ridurre il carico infiammatorio reale

- Riparare l’asse intestino–fegato

- Riattivare i mitocondri

- Rispettare i ritmi biologici

- Alleggerire il carico tossico

- Sostenere, non forzare, la funzione epatica


Il fegato guarisce quando il contesto biologico torna favorevole. Il fegato grasso non è un errore del corpo. È una strategia di sopravvivenza. Un tentativo intelligente, anche se costoso, di adattarsi a un ambiente interno ed esterno diventato ostile. E finché non si cambia quell’ambiente, il fegato continuerà a fare il suo lavoro... proteggerti come può.


Gestire significa tenere a bada, capire, invece, significa cambiare direzione. E il fegato, quando lo smettiamo di trattare come un colpevole e iniziamo a leggerlo come un messaggero, spesso risponde molto meglio di quanto immaginiamo. Il fegato grasso non chiede punizioni, chiede ascolto, contesto e coerenza. E soprattutto chiede una cosa che manca quasi sempre... una visione che vada oltre il fegato stesso.


Se devo indicare un integratore di base che abbia un senso fisiologico nella steatosi epatica, suggerisco la colina. Perché aiuta il fegato a fare una cosa fondamentale: smaltire i grassi, non trattenerli. Detto questo, va chiarita una cosa che spesso viene ignorata. In chi ha problemi intestinali importanti, disbiosi marcata, gonfiore, fermentazioni, alito pesante o una storia di intestino molto reattivo, non tutte le forme di colina sono uguali. In questi casi è meglio preferire forme più gentili, come:


- Fosfatidilcolina, che lavora anche sulla bile e sulle membrane

- CDP-colina, se c’è anche affaticamento mentale o nebbia cerebrale


Mentre alcune forme di colina più semplici possono aumentare fermentazioni, dare nausea, peggiorare gonfiore o fastidi intestinali. Non perché la colina faccia male, ma perché passa da un intestino che non è ancora pronto. E questo è il punto chiave... prima si rispetta l’intestino, poi si chiede al fegato di lavorare meglio.


XO - Patrizia Coffaro


Se vuoi andare sul sicuro e usare integratori puliti, ben formulati, a base di fosfatidilcolina e CDP-colina, qui sotto trovi la lista di quelli che suggerisco. In ordine alfabetico. Clicca sul link: https://www.patriziacoffaro.it/post/lista-di-integratori-puliti-efficaci-senza-eccipienti


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